Autolesionismo

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Gabriele Zanlungo

psicologo e psicoterapeuta
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Autolesionismo

Solitamente le forme più comuni sono il cutting, ovvero la pratica di farsi dei tagli più o meno profondi su alcune parti del corpo, di solito braccia o gambe. 

Un’altra forma di autolesionismo è quella di esporsi a situazioni di forte pericolo, come ad esempio la moda comune, di qualche anno fa tra gli adolescenti, di sdraiarsi sui binari e vedere chi ha il coraggio di stare più a lungo.

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Autolesionismo

Come nasce?

“Non riesco a provare niente. Sento la mia vita completamente piatta. Mi sembra di non essere più capace di provare emozioni.”

“Sto troppo male. Sento un forte peso dentro che non so come far sparire. Ho un malessere continuo dentro la testa che non mi lascia stare. Sono stufa, non ne posso più”.

“Alle volte mi viene voglia di spaccare tutto, tiro pugni contro il muro finché vedo le nocche sanguinare. Provo una forte rabbia, non riesco a controllarla, mi sento impazzire”.

Queste sono alcune delle sensazioni e dei vissuti che un adolescente può provare un in determinato momento della sua vita.

Tendenzialmente, un adolescente o un giovane adulto che decide di farsi del male lo fa per due motivi principali:

– Per concentrare l’attenzione sul dolore fisico, in modo da non sentire quello mentale.

– Provare il dolore fisico per sentirsi vivo.

Alle volte queste due motivazioni possono coesistere, e rientrano entrambe in una strategia di gestione di sentimenti di ansia, depressione e rabbia.

Gli adolescenti non sempre hanno sviluppate risorse efficace per contrastare questo tipo di sentimenti. Ciò può provocare in loro un profondo senso di disperazione e sconforto, senso di pesantezza e stanchezza mentale, che non riescono più a gestire. Il farsi del male diventa l’unico modo per spezzare, anche solo per un momento, la sofferenza mentale.

È come se per un attimo potessero sfuggire da una prigione fatta di emozioni e sensazioni negative, grazie al dolore fisico che li rapisce e li conduce in un’altra dimensione.

 

Come si manifesta?

Possono essere diverse le forme in cui un ragazzo può decidere di farsi del male.

Solitamente le forme più comuni sono il cutting, ovvero la pratica di farsi dei tagli più o meno profondi su alcune parti del corpo, di solito braccia o gambe. I tagli possono essere solo superficiali e non troppo frequenti (alle volte anche solo episodi singoli), oppure rappresentare una pratica quasi quotidiana andando quindi a compromettere in maniera più significativa la salute fisica di tuo figlio.

Un’altra forma di autolesionismo è quella di esporsi a situazioni di forte pericolo, come, ad esempio, la moda comune qualche anno fa tra gli adolescenti, di sdraiarsi sui binari e vedere chi ha il coraggio di stare più a lungo.

Altri esempi sono le gare in motorino ad alta velocità, l’assumere grandi quantità di sostanze lecite o illecite, o in certi casi un eccessivo controllo della propria alimentazione, con forme che possono sfociare nell’anoressia.

Cosa posso fare come genitore?

Magari tu come genitore non te ne accorgi, magari non ci hai fatto caso. Spesso non è facile entrare nella testa di un ragazzo o una ragazza adolescente e capire cosa prova. Non sentirti in colpa per questo.

Se noti che tuo figlio è particolarmente triste, oppure ha lo sguardo assente, noti in lui qualcosa di diverso, non ti sembra più la persona che conoscevi, oppure hai il presentimento che ti stia nascondendo qualcosa, non sottovalutare tutti questi segnali. Cerca di mostrarti disponibile ad ascoltarlo, fagli sapere che hai la sensazione che non sia sereno.

In questo modo lui saprà di essere stato visto e che i suoi genitori sono presenti e pronti a supportarlo.

Non è detto che decida di parlarti e di chiedere il tuo aiuto. Magari inizialmente preferisce confidarsi con qualche amico fidato o cercare di superare la cosa da solo. In questa fase non insistere nel cercare di capire cosa stia succedendo, ma rimani vigile sul suo comportamento.

Quando rivolgerti ad un esperto?

Fai attenzione ai seguenti segnali:

– Cambiamento nelle abitudini legate al sonno e ai pasti (noti che tuo figlio va a letto molto più tardi rispetto al solito, oppure non rispetta più gli orari dei pasti principali)

– Presenza di umore triste e/o irritabile per la maggior parte della giornata per più settimane consecutive.

– Abbandona attività che prima gli procuravano piacere e a cui si dedicava con impegno (sport, uscite con gli amici, attività extra-scolastici).

– Presenza di ferite in alcune parti del corpo, come braccia o gambe.

– Messa in atto di gesti o comportamenti aggressivi senza apparente motivo.

In generale, quando osservi tutti o alcuni di questi segnali e percepisci un cambiamento nell’umore di tuo figlio può essere utile rivolgerti ad un esperto per avere un consulto e per vedere se è il caso di iniziare un percorso di valutazione.

In alcuni casi agire per tempo può evitare che vissuti di sofferenza si cronicizzano e si trasformino in veri e propri quadri psicopatologici.

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