Bullismo e cyberbullismo

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Gabriele Zanlungo

psicologo e psicoterapeuta
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Bullismo e Cyberbullismo

Ti senti continuamente deriso?, i tuoi compagni di classe ti prendono continuamente di mira?. Non ce la fai più ad entrare in classe e sopportare per un altro giorno tutti quegli insulti o quegli scherzi?.

Hai un bel peso che porti sulle spalle e non trovi nessuno con cui condividerlo.

Già alle volte sarebbe sufficiente avere qualcuno che ci aiuti a condividere quel macigno che ci portiamo sulla schiena. Qualcuno che ci tenda la mano, che ci faccia compagnia nei momenti difficili, che ci guardi la schiena, così da sapere che c’è qualcuno dalla nostra parte.
Il Bullismo è una cosa seria e necessita che gli adulti se ne occupino in prima persona e se ne assumano la responsabilità.

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Bullismo e Cyberbullismo

In Europa Il 6% degli adolescenti tra i 9 e i 17 anni è vittima di cyberbullismo.
Il 15% dei ragazzi maschi tra gli 11 e i 16 anni ha ricevuto “messaggi o immagini sessuali” dai loro pari e il 3% le ha inviate e pubblicate.

Durante il lockdown l’utilizzo della violenza online tra adolescente è incrementata, in particolare lo scambio di immagini di nudo e private.

Ma quali sono i rischi e le conseguenze di questi comportamenti?
Ecco qui una cornice teorica del fenomeno.

Il bullismo viene definito in letteratura come un comportamento ripetuto nel tempo di natura verbale o fisica perpetrato nei confronti di un bambino o un adolescente, che ha come scopo principale quello di procurare sofferenza fisica e/o psicologica verso un’altra persona (solitamente un compagno di classe o un coetaneo che frequenta gli stessi ambienti socio-culturali).

Cosa provoca il bullismo in chi lo riceve:

-Sofferenza fisica e/o psicologica, danneggiamento delle cose altrui (materiale scolastico, vestiti, furto di denaro o del cibo, etc..)
-Profondo senso di vergogna e di frustrazione. La vittima si sente condannato a subire ogni giorno le battute, le offese e le minacce da parte dei suoi compagni.
-Crea un ambiente scolastico ostile e poco sereno, che trasforma l’andare a scuola in qualcosa di pesante e spaventoso. La vittima ha la netta sensazione di vivere in un incubo dal quale non sa come uscire.
-Può minare il sano sviluppo del bambino. Essere sottoposto a continui atti di bullismo ha importanti conseguenze sul processo di costruzione della propria autostima. Chi ha subito in infanzia e adolescenza bullismo è molto più probabile che sviluppi difficoltà relazionali in età adulta.

Il Cyberbullismo è una forma di comportamento che comprende tutte le caratteristiche del bullismo descritte sopra, ad eccetto della violenza fisica, in quanto i suoi gesti e le sue azioni vengono prodotte tramite mezzi informatici e tecnologici tra i quali, Internet, social media, telefonate, messaggi o e-mail.

Un esempio molto frequente e pericoloso di cyberbullismo è il pubblicare video online sui principali canali social, come YouTube, Facebook, Tik Tok o Instagram. Questi video spesso trasmettono immagini in diretta o registrate di bambini o ragazzi mentre vengono derisi, picchiati o ripresi in momenti intimi.

Cosa puoi fare tu come insegnante:

Non fare finta di non vedere, ma, al contrario, intervenire prontamente comunicando con fermezza sia ai diretti interessati, che davanti a tutta la classe che il bullismo e il cyberbullismo sono comportamenti vietati dalla legge italiana e costituiscono reato (link al contenuto della legge contro bullismo e cyberbullismo). Spesso, i bambini e gli adolescenti non sono informati circa le conseguenze legali dei loro comportamenti e tu come insegnanti hai il dovere di informarli.

-Informare i genitori sia del bullo che della vittima, in modo da renderli responsabili di quello che sta accadendo.
Informare il dirigente scolastico così da permettere alla scuola di attivarsi come istituzione e progettare una strategia di intervento condivisa.
-Offrire ascolto a chi sta subendo la violenza, e rassicurarlo che la Scuola farà di tutto per tutelare la sua sicurezza e il suo diritto a frequentare la classe in un clima di serenità.

Cosa può fare un genitore:

se tuo figlio sta compiendo atti di bullismo cerca di passare più tempo con lui, ascoltarlo, parlargli, fargli sapere che non condividi quello che sta facendo e che dovrai intervenire e continuerà nel suo comportamento.
mettiti in contatto con la famiglia del ragazzo che è vittima di tuo figlio e mostrati comprensiva per la sofferenza che stanno subendo e desiderosa di contribuire a risolvere la situazione.
-contatta le insegnanti e la dirigente scolastica per farti aiutare da loro nel mettere in campo una serie di strategie che possano risolvere il problema.

In generale, la cosa essenziale è agire in squadra, non da soli. Più ci sarà collaborazione tra i vari adulti coinvolti, più tuo figlio si sentirà limitato e guidato nel suo comportamento.

Spesso, un bambino o un ragazzo che si rende protagonista di un qualche tipo di violenza o di un atteggiamento prepotente verso un suo coetaneo nasconde il bisogno di essere limitato, di essere “contrastato”, o per dirla in termine più clinici, di essere contenuto. Chi se non li adulti di riferimento, possono aiutarlo nel nutrire questo suo bisogno?!

Alle volte mettere in atto queste strategie non basta, oppure semplicemente percepiamo che la situazione ci è sfuggita di mano. Sentiamo che qualunque cosa cerchiamo di fare, non otteniamo nessun effetto, e che la relazione tra noi e il ragazzo è venuta meno.
In questi casi è necessario prendere contatto con un professionista esperto in questo campo, che ci possa aiutare ad allargare i punti di vista, che sappia instaurare un dialogo con il ragazzo e che ci insegni come fare per ricostruire una relazione efficace con nostro figlio o con i nostri alunni.

Meglio prevenire che curare

Come adulto di riferimento, che tu sia un genitore o un insegnante, puoi fare alcune cose per evitare che tuo figlio o un tuo alunno metta in atto azioni di bullismo verso un suo coetaneo. È stato dimostrato in diverse ricerche internazionali come il bullismo, così come altri tipologie di comportamenti violenti, siano influenzati dal tipo di esperienza ed educazione ricevuta durante l’infanzia.
Bambini o ragazzi esposti fin da piccoli a momenti frequenti di litigi tra genitori, o peggio, che hanno subito su di sé azioni violente da parte di adulti, sono molto più propensi ad adottare i medesimi atteggiamenti con i loro pari.

In estrema sintesi i bambini guardano ai genitori e agli insegnanti come modelli da imitare, pertanto sarà molto difficile che tuo figlio diventerà una persona violenta se tu non gli hai fornito un modello di questo tipo.
Ti posso assicurare che è molto più importante il modo in cui due genitori gestiscono le loro emozioni, affrontano i problemi e rispondono alle frustrazioni che la vita mette loro davanti, rispetto al tipo di videogiochi o serie televisive che guardano i loro figli. Certamente se un bambino guarda solo e soltanto video che mostrano violenza e odio, potrà avere un impatto negativo sul modo in cui costruisce la realtà, ma mai quanto quello di assistere come spettatore a continui episodi di violenza, o peggio, di esserne coinvolto in prima persona.

Come tu costruisci e gestisci la relazione con tuo figlio o con i tuoi alunni può avere una forte impatto sul loro modo di relazionarsi con i loro pari.
Cerca sempre di tenere aperto il dialogo, ascolta quello che hanno da dirti e non lasciare che emozioni e sentimenti rimangano sopiti. Ciò che non viene comunicato verbalmente troverà un’altra strada per farsi sentire, e alle volte potrebbe essere quella della violenza.

Non c’è niente di male ad essere diversi.

Comunicare

Altra cosa molto importante è comunicare ai tuoi figli attraverso le parole e il tuo stesso esempio che siamo tutti diversi, e che la diversità non deve diventare un pretesto per escludere un compagno di classe o un amico, né dev’essere un pretesto per prenderlo in giro. Ricorda che tuo figlio, o un tuo alunno, farà sempre molta attenzione a come parli degli altri, alle idee che esprimi riguardo tematiche specifiche, a come ti poni nei confronti di chi è diverso da te. Assicurati di non far passare il messaggio, anche solo indirettamente, che ci sono persone migliore di altra in base al loro status sociale, al loro modo di vestire, al colore della pelle, a quanto sono bravi a scuola, o a quanto è grande e bella la loro auto o la loro casa.

Aiutali a costruire giorno per giorno la loro Autostima.
L’autostima, ovvero la fiducia in se stessi, quella sensazione che ci fa sentire sereni e forti, anche quando andiamo incontro a qualche insuccesso, non è qualcosa che ci viene donato al cielo, o che è scritto nel nostro DNA. Sicuramente la predisposizione genetica gioca un ruolo nella costruzione dell’autostima, ma il contributo più importante deriva dall’ambiente famigliare e dalle prime esperienze sociali a cui un bambino viene esposto nel corso della sua crescita.
Il modo in cui tu ti approcci a tuo figlio fin dai primi mesi di vita è cruciale nel determinare quanto sarà capace di amarsi e di credere in se stesso da grande.

Tre ingredienti fondamentali

Tre sono gli ingredienti fondamentali di cui si nutre l’autostima di un bambino:
– Accettazione incondizionata da parte delle figure di riferimento, ovvero il sentirsi rispettato e voluto bene al di là delle scelte che fa, di quello che pensa, di quanto è bravo a fare qualcosa. Cerca sempre di porre l’accento su quello che sente e percepisce, sullo sforzo che ci mette nel fare qualcosa, piuttosto che sul risultato finale. È importante che tu aiuti tuo figlio a trovare il significato, il senso dei suoi comportamenti, il suo modo di vedere ciò che gli accade, piuttosto che cercare di attribuirgli il tuo punto di vista.

– Empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di provare a sentire quello che potrebbe sentire l’altro. Per capire come possa essere scomodo calzare una scarpa stretta, non c’è niente di più efficacie che andare in un negozio, comprare una scarpa di due numeri più stretti rispetto al nostro, e provarla.
Allo stesso modo avviene per la sofferenza mentale o per la gioia, o per la vergogna, o per la timidezza. Insomma, prima di giudicare tuo figlio per un determinato comportamento che ritieni scorretto, chiediti come si può essere sentito e cosa l’ha spinto a farlo. Parlaci, domandaglielo direttamente, anche se non ti risponde lo apprezzerà perché sentirà che dall’altra parte c’è un adulto che gli dà considerazione. Questo non significa che non sia utile fargli notare le conseguenze del suo comportamento, soprattutto quanto sono conseguenze negative per se stesso o per gli altri. I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di regole e di adulti capaci di dare loro limiti chiari. Tuttavia, per essere efficaci i limiti e le regole devono essere trasmesse attraverso una relazione empatica e non autoritaria. Il rischio è quello che non verrai rispettato né tu, né le tue regole.

– Congruenza, ovvero essere consapevoli di quello che si sta provando. Lo so, non è una cosa facile. Spesso, agiamo senza renderci conto di quale sia l’emozione o il sentimento che sta agendo da carburante alla nostra azione, come fossimo un auto che all’improvviso parte senza che nessuno abbia girato le chiavi.
Se tu riesci a soffermarti anche solo per un attimo su quello che senti a livello di pancia, sarà molto più probabile che il tuo comportamento non sarà frutto di un “raptus” o di un impulso, piuttosto sarà il risultato di un tuo preciso desiderio o bisogno.
La stessa cosa vale per tuo figlio. Se impari a essere congruente nel tuo modo di relazionarti con lui, trasferirai questa modalità anche a lui. Durante la mia formazione mi dicevano “congruenza genera congruenza”. Ed è vero. L’ho provato io stesso.

Non avere paura ad ascoltare quello che senti e, quando è utile, anche comunicarlo agli altri, in particolare se si stratta di tuo figlio o di un tuo alunno. È molto importante avere una comunicazione aperta e far parlare le proprie emozioni, altrimenti il rischio è quello di venirne sopraffatti in termini di sintomi fisici e/o psicologici.

Cosa fare se mio figlio è stato bullizzato?

Alle volte la risposta che ti verrebbe più spontanea sarebbe di telefonare ai genitori del bambino o ragazzo che ha bullizzato tuo figlio e coprirgli di insulti, oppure rivolgerti direttamente al “colpevole” e urlargli contro o minacciarlo. Per quanto il desiderio di giustizia e di vendetta lo comprendo molto, da professionista devo dirti che non servirebbe a molto. Non faresti altro che alimentare ancora più rabbia e aggressività nei tuoi interlocutori, rischiando di alimentare ulteriori azioni violenti nei confronti di tuo figlio. Non è con il fuoco che si aiuta una foresta che brucia.

Molto meglio mantenere la calma, avere un atteggiamento empatico e rassicurante nei confronti di tuo figlio e, allo stesso tempo, cercare di aprire un dialogo con la famiglia del “bullo”.
Comunicare loro quanto successo e che conseguenze ha avuto per tuo figlio. Poni l’accento sugli effetti negativi per voi come famiglia e per la quotidianità di tuo figlio. Cerca di non fare sentire in colpa gli altri genitori, piuttosto il tuo obiettivo dev’essere quello di motivarli a prendersi le proprie responsabilità nei confronti di loro figlio.

Se leggendo questo articolo senti che alcuni degli argomenti trattati hanno a che fare in qualche modo con le difficoltà che stai vivendo con i tuoi figli o con i tuoi alunni, non esitare a scrivermi o chiamarmi.

Sarò felice di darti ulteriori informazioni o di fissare con te un primo appuntamento.

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